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Tarassaco, fiore di amore, cucina e guarigione

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Scritto da: Monica Fregale

tarassaco%2001.jpgImmagina anche tu un grande prato verde che con l’arrivo della primavera diventa tutto giallo. Uno di quei gialli così intensi e presenti che personalmente non ho potuto che contemplarne la bellezza. Il merito è del piccolo sole, l’altro nome del Tarassaco. Si tratta di un incontro imprevisto in occasione di una breve vacanza sui monti della Garfagnana, nella provincia di Lucca. Esattamente a Corfino, al Rifugio Isera, su cui torreggia l’imponente Pania. Per quanto sia comune - si trova nei campi, lungo i sentieri e spesso anche tra le fessure dei marciapiedi, dal mare alla montagna, fino a circa 1.700 metri - questa pianta a fiore sorprende per la sua vivacità e per i tanti usi che se fanno.


IL TARASSACO E L’AMORE. Nel Cinquecento si credeva non solo che strofinarsi il corpo con il Tarassaco attirasse il favore delle persone, ma anche che fosse utile per trarre presagi sull’amore. Le ragazze in età da marito soffiavano sui piumini e per sposarsi avrebbero dovuto attendere tanti anni quanti il numero di soffi impiegati per staccarli tutti.


IL TARASSACO PER LA CURA. Anche detto dente di leone o soffione (l’infruttescenza), il termine deriva dal greco tarasso che significa io guarisco. E così sono molti che lo utilizzano per la sua azione antinfiammatoria, purificante e disintossicante. Possono trarne beneficio anche le persone anemiche, visto che il Tarassaco ha un alto contenuto di ferro. Esiste addirittura la tarassacoterapia, la cura praticata con questo toccasana primaverile. Per gli amanti dell’astrologia, l’assunzione del Tarassaco, sotto forma di decotto e di tintura madre, è consigliata al segno del Leone, al fine di prevenire gli stati infiammatori e febbrili; ai nati sotto i segni della Bilancia e del Toro per alleggerire il fegato dopo qualche ingordigia di troppo.


DOVE RACCOGLIERLO. La raccolta va fatta in posti incolti e non inquinati e sono perciò da escludere i bordi delle strade e i frutteti: i primi raccolgono la polvere e gli scarichi delle automobili, i secondi possono aver subito un trattamento antiparassitario che ha ammorbato l’erba. E sono da evitare i terreni situati nei pressi di insediamenti urbani e industriali. Per chi intende trascorrere un weekend nella natura incontaminata della Toscana, gustare piatti biovegetariani e raccogliere il Tarassaco, consigliamo proprio in questo periodo di salire fino a 1.208 metri, nel Parco dell’Appennino Tosco-emiliano, a Corfino, nel comune di Villa Collemandina (LU). La base è il Rifugio Isera.


IN CUCINA. Le foglie del Tarassaco, raccolte nelle prime settimane della primavera, si consumano in abbondanza come verdura cruda, condite con olio d’oliva, aceto (o limone) e sale. Nel resto dell’anno, quando sono ben sviluppate e perciò molto amare, si lessano in acqua bollente salata, quindi si scolano e, dopo averle tritate grossolanamente, si passano in padella con olio e uno spicchio d’aglio. Una caratteristica di questa pianta è la nota di amaro ossia il gusto di ferro leggero che lascia in bocca, ma che diventa poi un sapore dolce appena la si mastichi un po’ più a lungo. Anche le radici - che in campo terapeutico costituiscono la parte più importante della pianta perché molto ricche di principi medicinali - sono utilizzabili in cucina. I fiori si possono aggiungere alle insalate per conferire loro un tocco di colore e un sapore delicato e particolare. Infine, il Tarassaco è adatto alla produzione di miele che ricorda il profumo della camomilla.



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