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Se il succo di frutta sostituisce... la frutta

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Scritto da: Monica Fregale

succo-frutta.jpg

Ammetto che non ci ho visto più. Quando a fine pasto la mamma ha invitato il capriccioso bambino a bere un succo di frutta al posto della mela vera e propria di stagione (consulta il calendario), mi sono resa conto dello scarso amore che nutriamo per noi stessi. Ma siccome gli inviti alla consapevolezza sono inutili e fastidiosi quando si cerca di entrare nel guscio delle personali certezze altrui, ecco che sono partita dall’etichetta per trovare conferme (o smentite) delle mie rimostranze, affiancata da chi lavora da anni in questo settore. Ebbene, le parole chiave sono "succo da frutta concentrato". Cosa vuol dire? Una premessa è d’obbligo: non tutti i produttori, grandi e piccoli che siano, seguono questa procedura, ma come chiunque può controllare curiosando tra gli scaffali nell’apposito reparto di un qualsiasi supermercato, sono la maggioranza. Il consiglio è di fare distinzione.

L’operazione seguita è molto semplice: si prende la frutta e si toglie l’acqua di vegetazione. Al termine del processo abbiamo una poltiglia dal colore equivoco e con un sapore poco appetibile. Perché allora si concentra la frutta? Per motivi economici: un concentrato di frutta è più facile da conservare e da trasportare, occupa molto meno spazio. Il concentrato di arancia perde l’88% del volume iniziale. Un altro buon motivo per concentrare la frutta è la qualità del prodotto di partenza. Poiché è un processo che altera profondamente il prodotto di base, non c’è motivo di usare frutta di qualità.

Per ottenere poi un prodotto bevibile, non denso come il concentrato, si deve aggiungere l’acqua del rubinetto. Proprio così: si aggiunge acqua dopo aver sottratto quella di vegetazione ricca di vitamine e nutrienti.

dieta%2001.jpgPer rendere più buono il prodotto si devono immettere gli aromi persi con il processo di concentrazione. E non è necessario indicare se gli aromi siano naturali o meno. Come raccontato da Milena Gabanelli nel corso di una puntata di Report, «gli aromi stanno ovunque, negli insaccati, negli yogurt, nei formaggi, ovviamente nei prodotti di pasticceria, in sostanza in tutti i prodotti confezionati. Possono essere naturali, e cioè il sapore di vaniglia è dato dalla vaniglia, quello di fragola dalla fragola oppure sintetici, dove la fragola e la vaniglia non l’hanno vista nemmeno lontanamente. Alla lunga il finto è addirittura più buono del vero». Come ci si destreggia? Quando sull’etichetta c’è scritto aromi naturali, la sostanza proviene da prodotti naturali, se c’è scritto aromi e basta, probabilmente quella sostanza è stata prodotta artificialmente oppure proviene da una sostanza sintetica che non nemmeno in natura.

Se poi il succo risulta aspro, cosa fare? Aggiungere zucchero, q.b, quanto basta. E siccome anche l’occhio vuole la sua parte, basta un po’ di colorante per stuzzicare le papille gustative. Per dirla ancora con le parole di Milena Gabanelli, «poi dicono che aumentano le allergie", chi lo sa! Per salvarsi si possono scegliere prodotti il meno lavorati possibile. Perché volendo un po’ di sostanze artificiali si possono eliminare».

Stando alle norme in vigore, "succo di frutta" è un prodotto che deve essere costituto da frutta al 100% e può prevedere opzionalmente l’aggiunta di zucchero; il termine "spremuta" si applica solo agli agrumi e indica il succo di agrumi, anche in questo caso con o senza zuccheri aggiunti; nel "nettare di frutta" la percentuale di frutta scende al 50%, a cui sono aggiunti zucchero e acqua; le "bevande analcoliche alla frutta" sono bibite in cui la percentuale di succo di frutta scende al 12%; nelle "bevande al gusto di...", la percentuale di succo di frutta è inferiore al 12%.



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