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Vegetariani e vegani non sono una moda | Massimo Santinelli

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Scritto da: Fabio Lepre

massimo%20santinelli%20-%20festival%20vegetariano%2003.jpgHa smesso di mangiare carne sin da ragazzo, ma è convinto “che per consumare prodotti veg non sia necessario essere vegetariani o vegani”. Massimo Santinelli, amministratore di Biolab, traccia un primo bilancio sul vegetarismo in Italia dal punto di vista di un colosso dell’alimentazione biologica a base vegetariana.

Di cosa si occupa Biolab?

«Biolab produce e trasforma alimenti biologici vegetariani e vegani. L’azienda produce tofu e seitan, e una linea gastronomica di piatti pronti come polpettine, medaglioni, veg-ragù, svizzere, cotolette, spezzatino di soja, solo per citare qualche prodotto. Tutti gli ingredienti che Biolab impiega sono certificati biologici».

Ci racconta la sua storia: quando e come ha scelto di non mangiare carne?

«Mi sono avvicinato al mondo della macrobiotica da ragazzo. Un problema di salute mi aveva imposto di scegliere un’alimentazione diversa da quella convenzionale. E il primo passo è stato proprio nella direzione di eliminare la carne. Poi, ci ho preso gusto…».

In quest’epoca di inchieste giornalistiche e di furbetti, come si fa distinguere il vero dal falso bio? Come aiutare i consumatori consapevoli?

«Molto semplicemente conoscendo le aziende che hanno una storia in questo settore, che si occupano del biologico da oltre 20 anni, e ce ne sono tante… Leggendo e informandosi sulle materie prime, scrivendo e telefonando alle aziende per chiedere informazioni. Lo stimolosede%20biolab.jpg diretto da parte del consumatore è pane per i denti dei produttori, dei trasformatori e dei distributori che, a loro volta, hanno l’obbligo e il dovere (ma anche il piacere, aggiungo) di rispondere e soddisfare le curiosità dei consumatori. Solo il rapporto diretto con i nostri consumatori ci aiuta a migliorare, giorno dopo giorno».

Ricordiamo una sua lettera al Corriere della Sera sullo Stato che spreme le aziende: adesso come vanno le cose?

«Non è cambiato nulla, si paga e si tace. Lo Stato fa degli sforzi, è vero, ma il sistema è lento, appesantito, troppo burocratizzato. Credo che negli ultimi anni la crisi abbia fatto una selezione nei settori e tra le aziende. La nostra fortuna è che il comparto del biologico è sano e in crescita: ciò porta i più virtuosi a radicare in modo solido le aziende e a migliorarle. Uno dei doveri dell’imprenditore è quello di creare occupazione e valore, attraverso un’alta specializzazione di persone e di prodotto. Questa, dal mio punto di vista, è una delle ricette che potrebbe condurci fuori dalla crisi in tempi brevi».

Mai pensato di varcare il confine?

«Sì, ma sono legato al nostro Paese. I nostri nonni e i nostri padri hanno combattuto e sono caduti per avere libertà e condizioni sociali migliori – seppure piene di contraddizioni – come il nostro presente. Come imprenditore voglio lottare per creare attraverso l’azienda un valore che resti nella storia e si tramandi alle generazioni future. Andare via non risolverebbe nulla, se non spostare il problema. La politica e le istituzioni, però, devono fare la loro parte».

C’è qualcuno a cui si ispira?

«Sì. Adriano Olivetti, come imprenditore lungimirante e controcorrente, dalla forte umanità in una società all’epoca ancora ostile e fatta di padroni. Tiziano Terzani, per la saggezza e la spontaneità con cui ha saputo raccogliere le esperienze di una vita e tradurle in forte spiritualità. E mio padre, cui devo il senso del sacrificio nel lavoro e l’umiltà».

Qualcuno dice che vegetarismo e veganismo sono anche una moda: c’è qualcosa di vero?

«Se è una moda, passerà, ma non credo lo sia. Il mercato ci sta premiando, ed è diffusa una nuova consapevolezza nei consumatori. Credo che per consumare prodotti veg non sia necessario essere vegetariani o vegani: si può infatti optare per una scelta integrativa in una alimentazione pluralista, fatta di cibi di buona qualità. Nel corso degli ultimi anni i consumi di carne hanno raggiunto livelli elevati, alla lunga difficilmente sostenibili. Sono convinto che ci sia spazio per tutti, e l’attenzione consapevole – rivolta alla salute, all’ambiente, al benessere – con la quale i consumatori guardano al mondo veg rivela che c’è una ricerca approfondita».

I consumi consapevoli passano sia dall’aspetto gastronomico sia da quello culturale, su cui lei personalmente investe tempo ed energie nell’organizzare il Festival Vegetariano di Gorizia. Ma quanto conta il marketing? Fino a che punto nomi come tofu e seitan sono spendibili nella tradizione culinaria italiana?

sede%20biolab2.jpg«Ricordo ancora quando nel 1991 mi recai all’ufficio comunale licenze della mia città a comunicare che volevo aprire un laboratorio di produzione di tofu e seitan; mi risposero che non conoscendo il prodotto non si poteva fare nulla. Credo che il cibo sia uno dei veicoli principali di cultura, di costruzione di relazioni tra le persone, di scambio fra i popoli. Tofu e seitan sono arrivati sulle nostre tavole con la macrobiotica negli anni Settanta e Ottanta del XX secolo attraverso quei preziosissimi circoli culturali che fiorivano nelle città in tutta Italia, dove si cucinava riso, tamari e alghe. Che esperienza meravigliosa! Le persone stavano assieme, parlavano, si confrontavano e, mangiando, pensavano al futuro. Così è stato anche per me. Ho sempre sognato in grande, e ora Biolab mi sta dando immense soddisfazioni, in tutti i sensi. Attraverso il Festival Vegetariano ho voluto risvegliare il modo di fare cultura che si era sopito alla chiusura di quei circoli. Far conoscere il cibo, spiegarne tutti gli aspetti, fare informazione sull’ambiente, diffondere la cultura dell’importanza della terra e del biologico, sono alcune caratteristiche del Festival Vegetariano».

Intervistata da noi, Paola Maugeri ha suggerito: "Spendiamo di meno e spendiamo meglio, anche se un singolo alimento costa 50 centesimi in più". E ancora: "Non capisco come la gente stia così attenta a cosa indossa e non a cosa ingerisce". Lei cosa risponde a chi dice che il biologico è caro?

«Ha ragione Paola che ho avuto il piacere di conoscere di persona e accogliere al Festival Vegetariano. Ci spaventa l’idea di spendere di più per il bio, mentre paghiamo la benzina più cara rispetto ad altri Paesi europei oppure cambiamo il telefono cellulare ogni sei mesi. Il biologico è caro, però è sicuro e porta con sé il valore di cui parlavo prima. La scelta alimentare e di acquisto è sempre del singolo che valuta se investire sul proprio benessere oppure no. È anche vero, però, che, in un momento di crisi come quello che stiamo attraversando, suggerire a una famiglia di mangiare biologico possa sembrare azzardato. Tuttavia, in una oculata spesa domestica, scegliendo solo prodotti di consumo giornaliero (pasta, olio, pomodoro, farine, per esempio) e limitando la spesa della carne, sono sicuro che non si spenderebbe molto di più del convenzionale. Un altro consiglio può essere quello di cucinare di più a casa, un po’ come si faceva una volta. Il risparmio è assicurato».

Quanto è stato importante nella formazione di Massimo Santinelli l’esperienza di vacanza con Tra Terra e Cielo? Che ricordo ha?

«Fantastico! Ero un baldo giovane di 24 anni. Licenziatomi dalla fabbrica nella quale lavoravo all’epoca, mi buttai a capofitto nel mondo della macrobiotica e approdai, in una splendida estate, nel campeggio di Isola di Capo Rizzuto, in Calabria, dove imparai a fare il tofu e il seitan da Maria Sanguedolce, donna e cuoca sublime che ancora oggi porto nel mio cuore come una persona importante. Posso dire che, se oggi Biolab è leader nei prodotti biologici e veg, molto deve proprio a quella esperienza».


RIFERIMENTI

Biolab

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