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Condivisione: quel piacere di fare a metà

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Scritto da: Fabio Lepre

condivisione%2001.jpgDalle auto ai trattori, dalle case alle vacanze passando per la cucina. Ma non è solo merito della crisi: la condivisione è arte. È uno stile di vita. È un ritorno alla voglia di comunità dopo decenni di dominazione dell’individualismo smodato e dell’io e solo io. Sei giovane, hai poco da spendere e vuoi viaggiare? Sul sito Couchsurfing.com trovi chi ti può ospitare, anche sul divano. Hai una casa da scambiare e ne cerchi un’altra in cui sono accettati anche gli animali domestici? Housetrip.it è una miniera di opportunità. Su Homelink.it scambi la casa anche con lavori di manutenzione, cura del giardino o del cane. Su Scambiocasa.com puoi barattare per qualche giorno anche la macchina.

E poi ci sono gli orti condivisi, fazzoletti di verde affidati dalle amministrazioni comunali a gruppi di cittadini, e le food forest, il cosiddetto bosco commestibile dove tutti aiutano e tutti beneficiano dei frutti della terra. Muri e steccati vengono giù anche nel contesto delle vacanze, come quelle organizzate tutti gli anni dall’associazione Tra Terra e Cielo. I co-operatori (non animatori) propongono una sessione di yoga, un laboratorio di cesteria o un corso condiviso e in cambio sono gratuitamente ospitati e rifocillati. Stesso trattamento per gli aiuti in cucina: poche ore al giorno di lavoro e formazione per una settimana di vacanza.

condivisione%2002.jpgE che dire del ritorno in chiave web del vecchio autostop? Il concetto è semplice: ogni vettura ha cinque posti e l’utilizzo è limitato al tempo strettamente necessario. Perché allora non condividerne la fruizione e destinare il denaro ad altre necessità della vita anziché all’acquisto della vettura? A porsi questa domanda, nel mondo e in Italia, sono in milioni. Altrimenti non si spiegherebbe perché ogni giorno decine di migliaia di proprietari di auto scarrozzano e si fanno scarrozzare in giro da altrettanti sconosciuti. I vantaggi sono almeno quattro: il risparmio, la riduzione dello spreco, il miglioramento dell’ambiente, il confronto con altri punti di vista. Una tendenza che si è estesa anche alla campagna, dove molti agricoltori condividono trattori (e lavoratori).

Il ventaglio delle opportunità sul web è decisamente ampio. Blablacar.it è la piattaforma online che mette in contatto automobilisti con posti liberi a bordo delle proprie auto con persone in cerca di un passaggio che viaggiano verso la stessa destinazione. Sendilo.it è un servizio di tir sharing: gli autotrasportatori inseriscono sul sito i loro viaggi di ritorno (con il camion vuoto), capacità massima di carico e tariffa chilometrica. E gli interessati spediscono la propria merce risparmiando. Gnammo.it è dedicata al social eating: puoi condividere abilità culinarie e passione per il cibo. Il sito offre ad appassionati di cucina (i cook) la possibilità di organizzare pranzi, cene ed eventi a casa propria o altrove: gli ospiti (gnammer) scelgono a quali partecipare.

condivisione%2003.jpgQuesta è la cosiddetta sharing economy che funziona soprattutto nelle fasce di reddito medio basso e a ben precise condizioni culturali. Come spiega Arun Sundararajan, docente di Information, Operations and Management Sciences alla Leonard Stern School of Business della New York University e soprattutto esperto di economia condivisa, nelle grandi città d’Italia è più facile decidere di affittare il proprio appartamento perché esiste maggiore confidenza con gli estranei e in più una organizzazione turistica estesa e rodata. In Germania funziona molto bene l’uso di auto in car pooling da una città all’altra, mentre lo stesso fenomeno è pressoché inesistente in Gran Bretagna, dove il tasso di fiducia che permetterebbe di salire sull’auto di uno sconosciuto è molto basso.



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