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Pellegrino a Santiago - Parte IX: benedetto dolore

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Scritto da: Walter Orioli
immag0043.jpgDa Cirauqui a Villamayor de Monjardin.
Il terzo giorno non sono più solo. Mi accompagna, per tutto il tempo, la famosa tendinite ai polpacci. Ringrazio i dolori alle gambe che impongono di spostare l’attenzione su qualcosa d’altro per sentire meno il fastidio. È in questi momenti che apprezzi maggiormente la pratica del respiro.
A Estella, la città medievale della Navarra, comincio a socializzare con tutti quelli che incontro. Entro perfino in un museo che mi distrae per una buona oretta dal disturbo delle gambe. Proseguo per altri dieci chilometri concentrandomi sul paesaggio e attaccando bottone con i contadini nei vigneti. Qui scopro che, a uno di loro, piace il vino italiano. Si fa arrivare il Lambrusco dall’Emilia Romagna, e mi cita anche l’aceto balsamico di Modena, due schifezze che mi fanno rabbrividire. Ma è solo un’opinione personale sul vino frizzante e sui sapori troppo forti.
Finalmente in branda! Dopo una bella doccia fredda a sanare le spalle e le braccia che sono arse dal sole e le gambe sensibili all’infiammazione. Spento il fuoco, mi addormento per un’oretta. Grazie ai tappi nelle orecchie non sento tutti i rumori tipici dei pellegrini che si aggirano nelle stanze del piccolo rifugio di Villamayor de Monjardin. Mi svegliano i due ragazzi dell’Associazione di Evangelisti che gestiscono il simpatico rifugio per la meditazione a lume di candela e per la cena a base di minestra e frittata. Mi sento bene, il dolore è diminuito, grazie anche alla crema all’arnica e alle pastiglie omeopatiche che prendo da quando sono partito. A colazione saluto con un abbraccio i due hospitaleros che mi hanno accolto, nutrito di cibo e di spirito. Esco mentre si fa chiaro e l’alba s’indora nell’azzurro intenso della mattina.

Walter Orioli


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