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Camminando sulle acque | A Venezia lungo il Sile

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Scritto da: Monica Fregale

sile%2001.jpgImmagina di sfilare nel bel mezzo di campagne intatte, vivificate da piccoli canali di acqua limpida e puntellate da pioppi e salici. Siamo nel Trevigiano, custode da epoche remote delle risorgive, quell’incanto della natura per cui un fiume conquista la luce come premio della sua vittoria su un labirinto sotterraneo.

Adesso pensa a un’intera giornata tra mare e terra, navigando lentamente a bordo di un battello tradizionale in legno. Siamo nei canali della laguna di Venezia e qui, scivolando via sull’acqua, c’è tutto il tempo per scendere a terra e camminare sulle piccole isole per nulla sfiorate dal grande flusso turistico: San Francesco del Deserto, Sant’Erasmo, Lazzaretto Nuovo, Sant’Ariano.

E infine, sogna di perderti tra gli odori, gli incontri e le apparizioni fugaci delle calli della Serenissima, vivendo un’esperienza personale e irripetibile da raccontare tornati a casa.

Questo è il viaggio Camminare sulle acque, in programma dal 20 al 24 aprile 2015, pensato e proposto dalla guida Paolo Carli. Tanti viaggi nel viaggio, uno per ogni giorno di cammino. Un viaggio che unisce terra e acqua attraverso il filo del fiume.


carli_paolo.jpgIl legame con Venezia di Paolo, di origini toscane, ha radici antiche. Dai 4 ai 16 anni ha vissuto con la sua famiglia ai confini tra Veneto e Friuli e adesso trascorre più tempo da queste parti che sotto gli Appennini. Il motivo? «Sono diversi: il lavoro, buone amicizie costruite negli anni e non ultime anche le vicende sentimentali che mi portano sempre qua». Camminando spesso e in ogni stagione lungo le rive del Sile, ha creato un viaggio speciale, messo a punto metro per metro, passo per passo, giorno per giorno.

Paolo ce lo racconta così.

Lu 20. LE VOCI RAUCHE DELLA NATURA: da Castelfranco Veneto a Treviso

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«Il primo giorno di cammino è in una campagna ancora integra dove incontriamo piccoli canali di acqua limpida che diventeranno il fiume». La natura è la protagonista delle scene: un bosco misto di ontani, pioppi e salici, una farnia secolare, le risorgive principali, considerate le vere sorgenti del Sile, la garzaia frequentata da aironi di ogni specie, garzette, nitticore e cicogne bianche. «L’aria è piena delle loro voci rauche - ricorda Paolo - e si vedono volare tra le cime degli alberi». Per gli infaticabili c’è poi il percorso nel centro storico di Treviso «dove c’è un bell’intreccio di canali affluenti del Sile, con ruote di mulini, ponticelli e opere di difesa dell’epoca veneziana».

Ma 21. LE TRACCE DEI BARCAIOLI: il Sile

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«Siamo sulla riva sinistra del Sile e seguiamo l’alzaia, l’asse di trasporto più importante tra la città e la laguna veneta». Fino agli anni ‘70 grandi barconi in legno chiamati burci portavano granaglie, legname e ogni tipo di merce nelle due direzioni, aiutati nella risalita controcorrente da buoi aggiogati a spesse corde prima e a cavi d’acciaio dopo. Si trovano ancora oggi gli approdi e le profonde incisioni delle corde sui pilastri d’appoggio. «Sempre con il fiume alla destra, tra cigni, folaghe e germani reali, percorriamo tutta l’alzaia, andiamo sulla riva opposta e raggiungiamo il cosiddetto cimitero dei burci, dove qualche anatra o folaga ha trovato i barconi adatti per costruire un nido sicuro».

Me 22. LA MAMMA DI VENEZIA: Altino

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«Lasciamo le rive del Sile e sul tracciato della via Claudia Augusta di epoca romana ci portiamo sulle rive dello Zero e poi del Dese seguendo gli argini tra canali, idrovore e campi coltivati, dove dai diversi toni di colore si rivelano le tracce della città antica di Altino, la vera madre di Venezia». La Altino di oggi è un porticciolo, qualche edificio sparso e una chiesa. A Torcello c’è una basilica romanica, e da qui – spiega con orgoglio – si prosegue «lungo canali chiusi al traffico turistico verso la Palude della Rosa e le zone più appartate e silenziose della parte nord della laguna».

Gi 23. TRA MARE E TERRA: le isole della Laguna

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«Questa è la giornata tra mare e terra per definizione. Navighiamo lentamente nei canali e scendiamo per camminare un po’ su isole meno o per nulla toccate dal grande flusso turistico. Ognuna ha una sua storia e un suo presente: San Francesco del Deserto, Sant’Erasmo, Lazzaretto Nuovo, Sant’Ariano».

Ve 24. IL PIACERE DI PERDERSI: Venezia

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In vaporetto alla scoperta di quella parte di Venezia dove la bellezza è raccolta e forse è più autentica: il sestiere di Cannaregio, il ghetto ebraico, campi e calli fino a Rialto. E poi? «E poi scatta il “liberi tutti” per dare la possibilità di perdersi per le calli e ritrovarsi seguendo un impulso o un profumo, un’apparizione fugace o un incontro sperato».



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