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Erri De Luca: cammino, penso, scrivo

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Scritto da: Fabio Lepre

erri_de_luca.jpgSarebbe fin troppo semplice iniziare a scrivere di Erri De Luca facendo riferimento ai suoi prodigi. Da autodidatta ha studiato lo yiddish e ha tradotto dall’ebraico antico alcuni testi della Bibbia. I suoi libri fanno riflettere in ogni parte del mondo. In un celebre articolo apparso sul Corriere della Sera, il critico letterario Giorgio De Rienzo lo ha definito lo scrittore del decennio. Al di fuori dell’ambito della parola scritta, è stato protagonista, a oltre 50 anni, di una spedizione sulle vette dell’Himalaya. Ha lavorato in Africa, in Francia e in Italia. È stato un camionista, un operaio e un muratore. Ma in fondo di Erri De Luca colpiscono la semplicità e la purezza di chi, senza inventare linguaggi nuovi, considera valori “un sorriso involontario”, “la stanchezza di chi non si è risparmiato” e “il viaggio del vagabondo”.


Qual è e come si esprime il rapporto di Erri De Luca con l’ambiente e la natura?
«Cerco di risparmiare acqua anche perché dipendo da un pozzo scavato sul mio campo. Uso poco detersivo così serve meno acqua di risciacquo. Cuocio la pasta con mezza pentola. Pianto alberi».

Da dove nasce l’amore per la montagna in un uomo di Napoli?
«Da mio padre, alpino durante la seconda guerra mondiale: lui mi ha trasmesso una gratitudine nei confronti delle montagne che gli hanno salvato il tempo maledetto della guerra».

Il cammino è democratico?
«Il diritto di passaggio per tutti è democratico. Il cammino fa bene alla salute».

Come cambiano motivazioni e sensazioni nel cammino e nella scalata, di cui sei anche appassionato, in base all’avanzare dell’età?
«Nella scalata di una parete non cambia: su quella difficoltà ci passo oppure no, oggi come prima. Nel cammino invece ho buona resistenza ma lentezza nel recupero delle energie. Preferisco la salita alla discesa».

Il cammino si improvvisa o occorre una conoscenza preliminare dei luoghi da visitare?
«I luoghi da camminatore e da scalatore li attraverso, non li visito. Non visito un bosco, lo percorro. Preferisco comunque essere poco informato dell’itinerario».

Qual è il rapporto fra passi e pensieri?
«I pensieri vengono in seguito ai passi».

In cosa si differenziano Nord e Sud ed Est e Ovest dell’Italia?
«L’Italia è divisa in est e ovest dagli Appennini. La divisione sud e nord è un’invenzione politica recente, relativa all’unità d’Italia».

Nel libro “I pesci non chiudono gli occhi”, si legge che l’amore “fa succedere cambiamenti e alle persone piace essere cambiate”. Pensa che gli italiani non riescano a raggiungere quell’invocato quanto vago cambiamento per mancanza di amore verso il proprio paese?
«Gli italiani, come ogni altro popolo, cambiano per effetto delle trasformazioni del mondo e dell’ambiente. Resta da stabilire se contribuiamo ai cambiamenti o li subiamo. La ricorrenza dei 150 anni della unità non mi fa rilevare un migliore attaccamento alla nazione, anzi emergono spinte separatiste e regionaliste ostili. Non amiamo il formato Italia».

Se dovesse vestire gli abiti di una guida ambientale, la storia di quale posto le piacerebbe raccontare?
«La storia delle prigioni piantate sulle isole, le nostre Alcatraz».

Cosa porta con sé e cosa lascia a casa nei suoi viaggi Erri De Luca?
«Porto bagaglio minimo e uguale per spostamenti di due giorni o un mese. Porto un quaderno per scrivere e un libro di altro alfabeto per medicare i risvegli».

Cosa diranno di noi i posteri?
«Ci malediranno».



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