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Facebook? No, le Tavole di San Giuseppe

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Scritto da: Fabio Lepre

tavole%20san%20giuseppe.jpgImmagina case aperte, tavole imbandite, commensali che girano per il paese assaggiando il pacino, i lampascioni e la pasta con il miele, disposti con cura su tavoli ricoperti da candide tovaglie impreziosite da ricami e merletti. Sono le Tavole di San Giuseppe, organizzate ogni anno il 19 marzo nel Salento. Si tratta di un rito collettivo capace di riempire la parola condivisione di contenuti veri. Già, perché se è così facile praticarla con un click del mouse nei siti di social network, diffidenza e individualismo la rendono un po' più complicata con chi non conosciamo.

Ma è quello che succede in molti paesi del Salento, da Giurdignano dove è nata la tradizione, al borgo di 984 abitanti di Casamassella, dai sonnacchiosi paesi di Cerfignano e Poggiardo alle più note località Minervino e Otranto. «Il Salento - ci raccontano le guide ambientali Totò Inguscio e Emanuela Rossi - è una terra sempre più frequentata e amata per il suoi paesaggi, il suo mare e la buona cucina. Talvolta può capitare che certe feste prendano una direzione un po’ commerciale, senza più lo spirito originario. Questo non è successo alla festa delle Tavole di San Giuseppe, feste religiosa, vissuta dai cittadini dei vari borghi come un’occasione per impetrare grazie o per rendere pubblicamente grazie al santo per quelle ricevute».

È una vita che da quelle parti Totò e Emanuela camminano e continuano a invitare e accompagnare i moderni pellegrini a camminare proprio in occasione della ricorrenza delle Tavole di San Giuseppe: «Anno dopo anno torniamo in questi luoghi con lo stesso stupore e la stessa ammirazione per la sincerità delle famiglie che aprono notte e giorno le loro case, offrendo cibi ai viandanti che con rispetto si accostano al loro sentimento religioso». E lo faranno anche quest'anno (dal 16 al 20 marzo): «Diverse famiglie del posto ci aprono anche nella fase di preparazione dei cibi e di allestimento delle tavole, spiegando simboli e tradizioni di una festa dedicata al patrono dei padri di famiglia e dei senzatetto. Non a caso il cibo della festa è in primo luogo dedicato da sempre alle famiglie bisognose».

E c'è un motivo in più, da cogliere al volo - spiegano con cura Emanuela e Totò -, per partecipare al viaggio a piedi "Il rito ancestrale delle Tavole", proposto anche nel 2015 con Le Vie dei Canti: tavole%20san%20giuseppe2.jpg«Proprio perché camminiamo a marzo, non un periodo classico per visitare il Salento ovvero fuori dal contesto balneare, è possibile apprezzare le tipicità del posto, solo adesso tutte per noi. Dalle prime fioriture, soprattutto orchidee, ai silenzi fino alle feste originali e non commerciali, come le Tavole di San Giuseppe, quelle che non nascono per i turisti ma per se stesse».

Nei paesi in cui è più marcato il riferimento religioso è in uso una vera e propria liturgia per il consumo delle pietanze: San Giuseppe, generalmente il capofamiglia, siede a capotavola impugnando il suo bastone. Assaggia i cibi e batte due volte a terra il bastone indicando agli altri commensali di terminare e di procedere all'altra portata fra preghiere e ringraziamenti.

Eppure nel Salento, sacro e profano coesistono in una misteriosa simbiosi. Nelle campagne di Giurdignano ci sono 23 menhir e 28 dolmen risalenti a 16mila anni fa. Sono pietre rivolte dall'uomo al cielo. Alcuni sono stati cristianizzati con l'apposizione delle croci o con la costruzione di una cappella ai loro piedi, come la cripta di San Paolo delle Tarante.


RIFERIMENTI:

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