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Grazie a Tra Terra e Cielo di Guido Ghidorzi

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Scritto da: Maurizio Barbagallo
guido.jpgdi Maurizio Barbagallo

Averlo come compagno di viaggio è un piacere. Chi ha viaggiato con lui se lo ricorda benissimo sempre disponibile a confrontarsi con tutti anche quando non la pensano come lui; se siete fortunati vi aiuterà nell'interpretazione dei sogni e in un Viaggio a Piedi si sogna molto! Guido Ghidorzi “Ulula alla Luna” ha l'autorevolezza del medico e dello psicoterapeuta che lo allontanano dallo stereotipo del "Guru New Age". Scrive molto sulla decrescita, l'amore e il camminare così ho deciso di fargli un'intervista... lui ci ha risposto così:


Grazie a Tra Terra e Cielo.
 
Conosco TTC fin dalla sua nascita. Erano gli anni in cui chi veniva dalla militanza politica rivoluzionaria di sinistra… allora si chiamava così… cercava di superare la crisi d’identità del fallimento di quell’esperienza, provando a riflettere più a fondo sulle contraddizioni della società, senza stavolta disgiungerla dal proprio personale. Anzi, abbandonando l’ideologia precostituita, ci si concentrava sullo stile di vita, sui rapporti interpersonali, su quello che poi si è  nominato come il “qui e ora”. Li ricordo anni fecondissimi, concreti… un vero cambiamento a 360 gradi di noi stessi, sperando che col tempo ciò potesse modificare l’intero sistema. Mangiare, abitare, lavorare, viaggiare…tutto in maniera diversa. C’era, e c’è, per chi lo vuole, la possibilità di vivere in maniera alternativa a quella alienante del consumismo, della velocità e del sempre tutto sotto controllo. Io sono di Mantova, lì sperimentavo i cambiamenti ed il confronto con TTC, ed altre riviste analoghe, è stato molto arricchente. I primi viaggi a piedi, per più giorni, con viveri e tende in spalla, cercando luoghi selvaggi, li ho fatti proprio con TTC, che credo sia stata la prima associazione italiana a proporli. Poi è arrivato il figlio e, fino ai suoi quasi 10 anni, l’appuntamento coi campi mare e monti di TTC era immancabile. Luoghi bellissimi, con iniziative sempre nuove, con tanti nuovi amici. In quegli anni ho scoperto il telaio. Ho seguito impulso e curiosità, capendo solo col tempo il significato che aveva nella mia vita. Io faccio un lavoro molto sedentario…medico, per molti anni omeopata, ora psicoterapeuta… e sono nato in campagna: la contraddizione era ed è per me di molta sofferenza. Col telaio ho recuperato l’uso delle mani, col camminare quello delle gambe… ed ora, con la land art, sto sperimentando che si può fare telaio anche con gli oggetti che si raccolgono lungo i percorsi a piedi nella natura. Continuo a fare telaio… che è quello primitivo, cioè verticale… in modo assolutamente naif, perché mi diverte e permette di mettere in gioco la mia creatività. Tutte le opere che ho fatto…che sono specie di arazzi molto colorati, con molti oggetti dentro… li ho regalati, con una scritta suggerita da chi poi li avrebbe ricevuti. Un anno tenni anche un corso al campo monti di TTC, facendo un lavoro che poi lasciai all’associazione: sarei proprio curioso di sapere se è ancora appeso da qualche parte. La chiamo telaioterapia: per gli stessi motivi per cui fa bene a me… lo staccare con la testa razionale, il recupero della sensorialità manuale…credo possa servire a tante persone annoiate dalle routine tecnologiche e burocratiche che riempiono le nostre giornate.
Ci sono stati anni in cui la mia ricerca si è concentrata sulla studio della psicologia. Per me di formazione medica prima e omeopatica naturopatica poi, ha implicato libri e corsi a non finire. E’ lì che è nato Ulula alla Luna. Una notte d’estate, in cima al monte Baldo con amici, con la Luna piena… spontaneamente ho cominciato a ululare. Mi è piaciuto subito. Oltre a sbloccare diaframma e respiro, si intonava perfettamente alla mia frequentazione del mondo dei sogni. La Luna, fra le sue tante simbologie, rappresenta ancheinfatti il mondo oscuro di un satellite illuminato dal sole, che corrisponde al mondo inconscio illuminato dalla coscienza. Comprendere i nostri sogni come via maestra del capire noi stessi. Da allora ululo da solo, con la mia compagna e con gruppi. E’ sempre un bel momento, carico di forti suggestioni, che amplifichiamo inviando i nostri desideri verso l’astro luminoso. Spesso ci rispondono i cani, e ci si mette a ridere.
Rispetto alla decrescita,devo dire che è da tanti anni che vivo in questa logica. Uno dei pensatori che ho più meditato, cercando di metterne in pratica gli insegnamenti, è infatti stato Ivan Illich, di cui Serge Latouche fu allievo. Il mondo riuscirà a salvarsi? Sinceramente non lo so. Mi limito alla considerazione personale che il vivere con semplicità, badando ai valori autentici del nostro essere mammiferi… love first, ad esempio… mi dà molta gratificazione, anche se è sempre pesante dover lavorare e muoversi in una città con logiche così innaturali. Condivido molto quel che dice Latouche  sulla prospettiva che ci attende nei prossimi anni, e cioè che saranno le catastrofi ad educare la maggioranza della popolazione e che intanto le persone di buona volontà devono darsi da fare per il “reincanto del mondo”. Per me vuol dire che dobbiamo sperimentare già da oggi relazioni fra di noi e stili di vita che anticipano quei grandi cambiamenti necessari alla sopravvivenza della biosfera terrestre e di noi con essa. Leggo attentamente gli scritti di Jeremy Rifkin, perché riesce a rendere chiari i nuovi paradigmi di riferimento. Specialmente gli ultimi due, “La civiltà dell’empatia” e “La terza rivoluzione industriale”, mi sento di consigliarli per avere un retroterra comune ed autorevole il maggior numero di persone possibili, al di là del vento in cui può far girare le cose l’economia e la politica.
Cammino e rifletto sul camminare, che è una grande metafora dell’esistenza. Non a caso il filosofo Umberto Galimberti propone come modalità di affrontare la crisi globale che ci attraversa “l’etica del viandante”, che è l’accettare la mancanza di punti d’arrivo certi, imparando a procedere passo passo, sapendo degli inevitabili imprevisti, con l’elesticità di trarre insegnamento dagli errori. Camminare è anche faticoso, ma se si è veramente motivati non produce grossi guai. Se ci si blocca, nella mia esperienza, è perché abbiamo dei nodi nella nostra vita personale che vanno sciolti. Conviene allora fermarsi un po’ e farci delle domande. Aspettando risposte sagge dal nostro spazio interiore che ci invia in dono i sogni.
 
Guido Ulula alla Luna
 

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