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Il grande viaggio nel bosco | Verso la Festa d'Autunno

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Scritto da: Fabio Lepre

parco_orecchiella%2001.jpgProviamo a fare un gioco. Affacciamoci alla finestra, guardiamo fuori e cerchiamo di dare un nome agli alberi. Siamo in grado di riconoscerli? Siamo capaci di andare al di là del colore delle foglie e del tronco di queste silenziose presenze? Già, perché tutti noi amiamo gli alberi, ma pochi sappiamo distinguerli l’uno dall’altro. E in pochissimi sappiamo i loro nomi. Non è una lezione di nozionismo, ma il primo passo per stringere amicizia con gli unici esseri viventi che ci accompagnano per tutta la vita. Alla Festa d'Autunno 2016 ci pensano le guardie forestali nel Parco nazionale dell'Orecchiella a dirci i nomi di piante e alberi, oltre a insegnarci a riconoscere le impronte degli animali.

Non è una guardia forestale, ma Tiziano Fratus, bergamasco di 41 anni che vive in Piemonte, poeta e scrittore, camminatore e cercatore di piante secolari, sa già cosa possono aspettarsi gli escursionisti alla Festa d'Autunno. Ma attenzione, «io con gli alberi non ci parlo», ci tiene a precisare a Walk Eat Love. Li va semplicemente a cercare e a presentarli con i tanti libri pubblicati. In poche parole la sua è una condivisione di emozioni, oltre che di conoscenze: «Il mio amore per gli alberi - ricorda - nasce come risposta a una mancanza: sono cresciuto con legami labili con la mia famiglia e senza un rapporto concreto con la terra, ma da quando ho scoperto questa connessione con i grandi alberi mi sento a casa ovunque».

fratus02.pngLa sua non è una semplice attività teorica. Fratus organizza camminate: «Le passeggiate sono innanzitutto un’esperienza di conoscenza dei luoghi che abitiamo distrattamente: parchi pubblici, giardini, boschi, tutti luoghi che fanno parte del paesaggio che l’uomo abita e vive, ma spesso come valvole di sfogo, come aree per allontanarsi dal peso, dai problemi, da tutto ciò che ci vincola alla vita sociale e quotidiana». E se gli chiediamo cosa ci insegnano gli alberi monumentali, Fratus abbandona la poesia e diventa pragmatico: «Che siamo di passaggio. Che la natura è più forte di noi. Che stiamo correndo verso l’autodistruzione».

Ma Tiziano Fratus è un vero viaggiatore a piedi? «Mi piace attraversare i paesaggi alla ricerca di alberi ma l’impegno supera il paio d’ore soltanto quando procedo nei boschi alpini, allora capita anche di camminare per ore e ore, dovendo raggiungere vallate e grandi alberi che si trovino a 1.500, 1.800, 2.100 metri. Non a caso sono fra gli alberi a cui sono più legato, perché richiedono di spogliarsi dei pensieri, di alleggerirsi, di pianificare gli sforzi del proprio corpo, per arrivare a questi giganti e poterseli godere, poterli ascoltare e ammirare dove la luce si fa più profonda».

parco_orecchiella%2003.jpgFratus conosce Riccardo Carnovalini, uno dei più noti camminatori italiani di professione: «Sì, è un grande amico. Fra di noi è subito nata una grande stima e un grande affetto reciproco. Viviamo in due vallate confinanti e fra le nostre case c’è un’ora e dieci di macchina».

Proviamo a fare qualche esempio. Dove si trovano gli alberi più emozionanti? In prima battuta - precisa Fratus - «non bisogna dimenticare che in Italia esiste il maggior numero di alberi monumentali, ancora più numerosi rispetto a Francia, Germania e Inghilterra». Dopodiché da nord a sud, gli impedibili sono il larice di Pietraporzio, nel Cuneese, cresciuto abbarbicandosi su una pietra e si raggiunge alla fine di una passeggiata di due ore. In Lombardia, nella Val Brembana, in cima al Menna, ci sono una ventina di faggi cresciuti tutti insieme per secoli. I larici più vecchi d’Italia si trovano in Veneto, nella Val D’Ultimo. E poi, come resistere al richiamo della quercia di Viterbo con la casa di otto metri quadri tra i rami? Chi, mirandola, non sogna di abitarci almeno per una notte?

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RIFERIMENTI:

Festa d'Autunno 2016



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