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L'arte nel viaggiare e le domande che camminano

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Scritto da: Fabio Lepre

domanda-che-cammina.jpgCourtesy dell'artista e dell'Associazione culturale Dello Scompiglio

Questo è il racconto del matrimonio tra il cammino e l'arte contemporanea. Due così a formare una coppia è difficile da immaginare. Il primo risale alle origini dell'uomo. La seconda, all'opposto, non ha altro modo di dirsi contemporanea che essere qui e ora. L'unione si celebra a Lucca in una domenica mattina di gennaio. Esattamente nel centro di piazza San Martino, a qualche decina di metri dal Duomo, quello che custodisce il crocifisso di legno del Volto Santo, punto di arrivo dei pellegrinaggi medievali, e il monumento funebre a Ilaria del Carretto, la nobildonnna morta di parto a 26 anni e protetta per l'eternità da un piccolo cane di marmo ai suoi piedi che la guarda come a chiederle perché non possa più accarezzarlo. E soprattutto le nozze si consumano all'ombra del labirinto scolpito sopra una pietra del porticato di fronte all'ingresso della cattedrale, originaria fonte di ispirazione di questa iniziativa.

scarpe-dcc.jpgQui, nel suo apparente anonimato e incurante degli umori del mondo esterno, torreggia un elegante tendone grigio con sei lati, tutti chiusi. È una installazione artistica. Si chiama "Una domanda che cammina" e a metterci la firma è Valerio Rocco Orlando, 37enne milanese formatosi alla Cattolica di Milano e perfezionatosi in regia cinematografica presso la Queen Mary University di Londra. Si tratta di un'opera d'arte temporanea. Nomade, secondo il linguaggio dei camminatori. Di fatto viene montata e smontata nell'arco di una giornata. Al suo interno si tengono incontri individuali tra il pubblico e un ospite dell'artista. Il partecipante non sa mai chi l'attende: lo scopre solo se decide di entrare e di aspettare il suo turno.

Decidiamo di entrare. Messi i piedi nella tenda, dopo aver avuto l'accortezza di lasciare le scarpe all'esterno e chiudere l'ingresso alle spalle, ci rendiamo conto di esserci ficcati in una nuova dimensione. Un buco nero dove tutto inizia e tutto finisce. Una sorta di iperuranio. Ad accoglierci in un salottino comodo e ricercatamente spoglio, è una sconosciuta con cui iniziare un dialogo, a partire da una domanda, intorno ai temi del pellegrinaggio e dell'ospitalità. Che poi tanto sconosciuta non è. Davanti ci troviamo Daniela Attanasio, una delle voci più importanti della poesia italiana. Ma ogni installazione è una sorpresa. In futuro Orlando coinvolgerà anche l'artista albanese Adrian Paci e Cecilia Strada, presidente di Emergency.

La conversazione con Daniela Attanasio è poco significativa nel rendere il senso artistico della Domanda che cammina. Lo è molto di più la forma, che in questo caso diventa sostanza, con cui la poetessa si è proposta: concreta, vicina e visibile ovvero l'opposto di quanto ci si potrebbe immaginare da una donna poeta. C'è stata tanta quotidianità nel confronto, tanto vissuto, tanta terra, con fervore e senza mai perdere il garbo. Un po', se vogliamo, l'arte di Valerio Rocco Orlando. Una Domanda che cammina è il pellegrino, l'artista, l'ospite: l'arte.

labirinto.jpgDaniela Attanasio si è messa a disposizione del pubblico in questo spazio altro della tenda, rimanendo seduta per cinque ore e ospitando uno alla volta curiosi, camminatori e ricercatori di sé. Immediato è il richiamo allo spettacolo "The Artist is Present" di Marina Abramović al Museum of Modern Art di New York (guarda il video), in cui i visitatori sono stati invitati a sedersi di fronte all'artista. Tempi e movimenti sono simili, con una sola piccola grande differenza: ai soli sguardi della performance di Abramović, l'installazione di Lucca aggiunge le parole, evidentemente più preziose se a pronunciarle è una delle più importanti poetesse contemporanee.

Il punto centrale è però un altro: la comune volontà di queste due donne di concedersi come in uno specchio nel quale scrutarci, trovare noi stessi e fermare il tempo presente. Nell'immobilità di quegli attimi e nell'assenza di oggetti e distrazioni, ci si rende conto che tutto ciò che possediamo e che nessuno ci può togliere, a prescindere dai ritmi moderni e innaturali, è il tempo. Il qui e ora. Se ci caliamo fino al cuore della volontà dell'artista (anzi, degli artisti, Valerio e Daniela), comprendiamo e ci meravigliamo di quanto hanno ricreato per noi. Il loro è un atto di generosità per sospendere il tempo e guardarci dentro, per davvero.


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