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La Basilicata? "Una mezza moglie"

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Scritto da: Fabio Lepre

carnovalini.jpgLa parola partire è una delle più belle che si possano coniugare. Ne è convinto Riccardo Carnovalini, guida Vie dei Canti. Quando sente pronunciare questa sequenza di sette lettere si accende e sembra quasi sospeso fra il ricordo dei milioni di passi che ha già compiuto sui suoli di tutta l’Italia e le prossime sfide che lo attendono. La tentazione di chiedergli dove organizzerà il prossimo viaggio a piedi è grande. Dopo aver organizzato cammini sociali, conosciuto tutte le coste italiane e calpestato gli angoli più solitari del suo interno, la curiosità è tanta. Ma è meglio non soddisfarla e aspettare che, senza proclami, estragga la sorpresa dal suo cilindro. Del Basilicata Coast to Coast, proposto con Le Vie dei Canti, invece, si sa già tutto. L’appuntamento da mare a mare nei luoghi del film di Rocco Papaleo è dal 29 settembre al 9 ottobre con la possibilità di partecipare anche solo a una parte del tragitto.


Cosa ricordi di quei due brevi tratti di costa lucana, ionica e tirrenica, percorsi nel 1985 con il Trieste-Ventimiglia?
Ricordo alcuni particolari come l’arrivo a Sapri da Maratea e gli attraversamenti dei fiumi dalla costa ionica. Alcuni di questi erano guadabili mentre adesso non lo sono più. L’Agri, per esempio è bloccato a causa della realizzazione di un piccolo porto alla sorgente. La parte tirrenica presentava invece un mare trasparente e pregevoli fondali. Quel tratto della costa è stato decisamente meno aggredito dall’uomo”.

C’è un amore tra Riccardo Carnovalini e la Basilicata?
Sì, sicuramente sì. Ma non funziona solo con la Basilicata bensì con l’Italia e tutta la Terra. Tuttavia, mi fa piacere dedicare tempo alla Lucania, un posto che merita di essere conosciuto lentamente. Il mio è un atto di amore verso questa terra. A settembre sarà la quinta volta che effettuo il Basilicata Coast to Coast: ormai è quasi una mezza moglie”.

Esiste un istinto a camminare, a spostarsi?
img_1085bassa.jpgSì, ma va disseppellito se è tanto tempo che non si esercita. Come umani abbiamo perso questa capacità. Se si cammina anche per soli 11 giorni consecutivi, come nel caso del Basilicata Coast to Coast, questo istinto rinasce ed è poi difficile sopirlo perché si tratta di un aspetto naturale presente in tutti noi”.

Si cammina di più anche perché siamo più poveri?
Può essere. Del resto il cammino è una forma di viaggio sostenibile anche a livello economico, e non solo fisico o mentale. Non so fino a che punto sia stretto questo legame, ma certamente il viaggiare a piedi è un movimento turistico in crescita. I costi ci sono però è un modo di spostarsi alla portata di molti”.

La via Francigena potrà mai diventare qualcosa di simile al Cammino di Santiago?
Il camminare può diventare un’attività molto praticata se le strutture ricettive propongono prezzi per tutte le tasche. Sotto questo punto di vista, in Italia esistono molte strutture convenzionate, anche sulla Francigena. Ed è questa, secondo me, una delle chiavi del successo. Non arriverà forse ai livelli del Cammino di Santiago, ma la strada da percorrere è questa. E poi sarà decisiva la comunicazione. Santiago è mediaticamente molto promossa. Ed è una contraddizione perché il cammino presuppone libertà e ognuno dovrebbe fare il proprio. Personalmente non mi unisco volentieri a questo flusso”.

Partire è la parte più difficile di un viaggio?
No, almeno per me non è così. Secondo me la parte più difficile è tornare. Ma capisco che per chi non è abituato a viaggiare a piedi è sicuramente più difficile scrollarsi di dosso il torpore. Diceva Leonardo Da Vinci: che ti move, o omo, ad abbandonare le proprie tue città, a lasciare li parenti e amici, ed andare in lochi campestri per monti e valli, se non la naturale bellezza del mondo?”.

Partire è accettare che il viaggio ti modifichi?
Sì, senza dubbio. Non siamo noi a fare il viaggio ma è il viaggio che ci cambia e ci disfa. Bisogna partire con la mentalità dell’essere permeabili”.



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