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Viaggiare a piedi come terapia per lo spirito

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Scritto da: Alain de Botton

viaggiare%20terapeutico.jpgDurante il medioevo nel cattolicesimo c’era la strana convinzione che i mali del corpo e della mente si potessero curare partendo per un lungo viaggio alla ricerca delle reliquie dei santi da toccare. La chiesa pubblicò addirittura una guida ai luoghi di pellegrinaggio con l’indicazione, caso per caso, del problema e della relativa soluzione. Per esempio, se una donna non riusciva ad allattare, nella sola Francia poteva scegliere tra 46 pellegrinaggi ai santuari dedicati alla Madonna del latte (“Se la Vergine fosse stata una vacca”, osservò in modo poco garbato nel cinquecento il riformatore protestante Giovanni Calvino, “a stento sarebbe stata capace di produrne una tale quantità”).

Ai fedeli affetti da mal di denti veniva raccomandato di andare a Roma, alla basilica di San Lorenzo, e di toccare le ossa delle braccia di santa Apollonia, la santa protettrice dei denti, oppure di cercare i pezzi della sua mandibola nella chiesa gesuita di Anversa o i suoi alluci in vari siti sparsi nei dintorni di Colonia. Le donne infelicemente sposate dovevano andare in Umbria e toccare le reliquie di santa Rita da Cascia, avvocata dei problemi coniugali (oltre che delle cause disperate), mentre chi aveva paura dei lampi poteva trovare sollievo nella chiesa gesuita di Bad Münstereifel, in Germania, toccando la reliquia di san Donato, che secondo la credenza proteggeva dagli incendi e da ogni tipo di esplosione.

Anche se ormai quasi nessuno crede più che i viaggi aiutino a curare il mal di denti o i calcoli, siamo ancora aggrappati all’idea che certe parti del mondo abbiano il potere di rispondere ai bisogni della nostra psiche e di provocare in noi un cambiamento che non sarebbe possibile se restassimo a casa. Per lontananza, vastità, condizioni climatiche, caotica energia, struggente malinconia o semplicemente perché sono molto diversi dai nostri paesi di origine, alcuni luoghi possono essere un balsamo per le nostre ferite.

marocco010.jpgAnche se concordiamo su questo in linea generale, per tradizione non siamo abituati a considerare il viaggio da una prospettiva puramente terapeutica, e quindi neanche ad analizzare i paesaggi in base ai benefici interiori che possono portare. Sotto questo profilo, ci rende un pessimo servizio l’industria del turismo, che taglia con l’accetta il mondo in categorie materiali assai poco in sintonia con i bisogni del nostro io interiore o, volendo essere più pomposi, della nostra anima. Ci vengono presentate opzioni come “divertimento all’aria aperta”, “avventura per la famiglia”, “weekend culturale” o “rifugio su un’isola”, ma non vengono analizzati i possibili effetti di queste destinazioni sulla nostra psiche.

Dobbiamo avere chiaro nella nostra mente che cosa cerchiamo dentro di noi e cosa ragionevolmente può offrici il mondo esterno. Auspicabilmente, in futuro diventeremo dei viaggiatori più consapevoli, coscienti di essere alla ricerca di luoghi capaci di offrirci benefici psicologici come la calma o la possibilità di vedere le cose nella giusta prospettiva. A quel punto non andremo più nella Monument valley, nello Utah, solo per vivere una non meglio precisata “avventura”, qualcosa che ci diverte e che poi dimentichiamo nel giro di due settimane, ma sfrutteremo quella visita come un’occasione per ricalibrare la nostra personalità. Un viaggio del genere sarebbe una specie di chiamata alle armi per diventare persone diverse, un pellegrinaggio laico di ottomila chilometri al costo di tremila sterline incentrato sulla ricerca di un profondo sviluppo personale. Per adesso ancora non disponiamo di un atlante che elenchi destinazioni di questo tipo. Ecco però una breve selezione di viaggi “esteriori” che possono assisterci nel nostro viaggio interiore:

Spiaggia di Pekos, Rodi - Per combattere l’ansia
Stazione di pompaggio,
Isla Mayor, provincia di Siviglia - Per prendere sul serio ciò che vi interessa
Eastown Theatre, Detroit -
Per ricordarci che le cose cambiano in fretta
Il negozio all’angolo, Yokohama
- Per vincere le inibizioni


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RIFERIMENTI:

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